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martedì 9 dicembre 2008

Tutti corrono anche se non si sa mai dove andare

La comunità springsteeniana è ufficialmente nel panico, l'informazione sulle possibili date è letteralmente impazzita.
Nei giorni scorsi, in Italia, si è parlato di un breve tour europeo nei palazzetti tra febbraio e marzo, mentre più recentemente gli insider francesi hanno ventilato un tour negli stadi in estate. La radio belga annuncia - alternativamente - maggio nei palazzetti e giugno negli stadi, ma almeno è coerente sulla località, che dovrebbe essere Anversa.
Siamo ufficialmente allo sbando, siamo pronti a partire, ma non sappiamo dove dobbiamo andare.
Intanto il nostro beniamino ci sbaffeggia [oltre che con la più brutta copertina della Storia della Musica, disegnata, apparentemente, da Patti Scialfa] dalle pagine del suo sito CHIEDENDO volontari per assistere al suo show al Superbowl; breve, ma gratuito.
U.S. Residents only, ovvio.

giovedì 20 novembre 2008

Conseguenze

Non avete firmato.
Non avete alzato un dito per impedirlo.
Non avete fatto sentire la vostra voce.
Non lo avete fermato.

Ora, se la sera del 25 Dicembre, anzichè al cinema, ci ritroviamo tutti sul gradino di Ricordi a scambiarci gli avanzi freddi del pranzo di Natale come fossero figurine, non venite a dire che non ve lo avevo detto.
E poi, porca miseria, a Febbraio in Svezia deve fare un freddo cane!

giovedì 6 novembre 2008

Pubblicità Progresso

Da tempo oramai, ogni anno migliaia di persone - come te e come me - sono costrette al nomadismo sopradico, affrontando, quindi, lunghi viaggi, spese ingenti, condizioni estreme e gravi fatiche.
Tutto questo comporta per loro un impoverimento sia economico che fisico, con ripercussioni a volte gravi sulle loro carriere e la loro condizione fisica.
In tempi recenti, il fenomeno che le costringe a tutto questo si ripresenta sempre più intensamente, a intervalli più frequenti, sottoponendoli a sforzi che presto non saranno più in grado di sostenere.
Secondo alcune fonti, molte di loro si stanno arrendendo.
 
FIRMA ANCHE TU PER POSTICIPARE IL TOUR DI SPRINGSTEEN
 
Qualche mese di ritardo può fare la differenza per l'economia e la salute di molte famiglie.

venerdì 31 ottobre 2008

W HALLOWEEN [a larreti unificate]

Mi sono sempre scagliata contro l'importazione delle festività, in particolare della merceologicissima Halloween.
Ma, in generale, vale la regola che quando una cosa ne porta un'altra molto buona, allora anche la prima diviene ben accetta.

Nelle mie intenzioni, questo blog avrebbe dovuto aprire domani, primo Novembre, ma data la bellezza e straordinarietà dell'evento, cambio volentieri idea.

Ecco cosa porta di formidabile Halloween

A proposito: benvenuti.

[Domenica, 05 Ottobre 2008] Rimini Rimini

Domenica, 05 Ottobre 2008
L'appuntamento è per venerdì 26 alle 12  a casa mia, per un pranzo veloce e poter partire per tempo.

Siccome non esiste andare ai Glory Days con i capelli nonrossi, mi imbarco a fare la tinta anche se sono quasi le 11 [è tardi ma possiamo farcela se corriamo]. La tinta non viene rossa neanche un po', il che incrementa il mio tasso di isteria, già sulla soglia critica per via del ritardo.

Passiamo a prendere il mio capo al distributore di benzina in cima a Gretta, il mio piano è nutrirci per la strada, ma lei contropropone di mangiare a Mestre tutti insieme, quando avremo raggiunto il suo fidanzato. Mi pare fattibile, Mestre non è poi così lontana, anche se oramai sono le 13.

Va beh, il capo è lei, si parte!

La fame ci attanaglia le viscere, abbiamo bisogno di un minimo di energie per affrontare il viaggio. Alla prima sosta, il mio organizzatissimo capo, mi manda in missione nella sua valigia a prendere un alimento per viaggiatori altamente specializzato: patatine al gusto arachidi. Solo una settimana prima io avevo scioccamente osservato "Che bisogno c'è delle patatine che sanno di arachidi? Non si possono mangiare le arachidi? Oppure le arachidi E le patatine?". Ora, dopo tanti chilometri macinati a digiuno, comprendo la necessità di incorporare un alimento dentro l'altro, affinchè le due prelibatezze siano prontamente disponibili al palato. Zzi finisce di fare il piano e lasciamo Sezana.

[per quelli che non hanno riso alla gag sulle distanze]

cartatrieste
Il viaggio procede bene e arriviamo a Mestre senza grossi intoppi; qui il fidanzato del mio capo ci accoglie con svariate fette di pizza, che io divoro senza un minimo di ritegno, attaccandomi poi al collo della Heineken come un camionista polacco dopo tre giorni di digiuno.

Arriviamo a Rimini con un leggero anticipo sulla tabella di marcia, così decidiamo di mostrare la località al mio capo e al suo fidanzato.

Ribadisco: non è che non riuscivamo a trovare l'albergo, abbiamo voluto indugiare per le vie del centro affinchè i passeggeri potessero familiarizzare con il luogo.

Saliamo in camera e ci diamo appuntamento per scendere nella hall.

Mi presento all'appuntamento, ma il mio capo non è pronto.

Allora vado a cambiarmi.

Il mio capo bussa, ma io non sono pronta.

Allora va a cambiarsi.

Poi finalmente io sono pronta, ma mi tocca aspettarla.

In qualche modo i nostri rispettivi ci tirano fuori da questa spirale di ritardi a catena e ci spediscono in auto. Il meteo è infame, fa freddo, pioviggina e tira bora a centoventi. Io sono vestita da pupazzo promozionale della MerryGoRound, in total look viola, spezzato solamente da un po' di nero, per riprendere i colori delle nuove t-shirt. In pratica: una suora Ravasco coi camperos.

Il molo che conduce al locale è uno spettacolo: onde che arrivano da entrambe le parti, flutti che saltano oltre i parapetti, acqua che arriva da ogni direzione. Il Rockisland sembra Mont San Michelle, e noi quattro battiamo il record dei 400 a ostacoli per arrivare dentro asciutti, o almeno non stonfi.

Abbiamo proprio bisogno di una piadina per riprenderci dalle intemperie affrontate. E di una birra fresca, ovvio. Ma che grande questa birra, ci vorrebbe un cartoccetto di patatine calde. Accidenti, che poche le patatine nel cartoccetto, ce ne vorrebbe un altro.

Quando arriva Semprini e ci alziamo per salutarlo e ringraziarlo dell'ospitalità, il mio biglietto da visita sono le mani unte, il grembo pieno di briciole e del ketchup sulla guancia destra.

Lo so perchè, dopo che ci siamo baciati, c'era del ketchup anche sulla guancia destra di Semprini. Adesso anche lui sa come ci è finito, se mai avesse dubitato.

La serata è un successo, i musicisti sono coinvolgenti e strepitosi, un po' beoni e un poco artisti, compagnoni e nati tristi, il pubblico è entusiasta, io traggo somma soddisfazione anche dal mio capo, che conosce un sacco di canzoni di Bruce: era una fan, e non lo sapeva.

Insomma, come sempre in queste occasioni, la serata finisce troppo presto e non vediamo l'ora che sia domani sera.

[Mercoledì, 01 Ottobre 2008] La vita xè na giostra, ciò!

Mercoledì, 01 Ottobre 2008
A questo punto è necessario spiegare che da qualche tempo collaboro con un'associazione Onlus che si occupa di assistenza a bambini in condizioni disagiate e a malati affetti da parologie rare.

E' una realtà piccola che tira avanti con le energie e le risorse dei fondatori e dei soci; non fa moltissimo, paragonata a strutture più ampie, ma fa già qualcosa, e vedere che i propri sforzi giovano a qualcuno è una soddisfazione comunque.

Se qualcuno è curioso e ci vuole aiutare, questo è il sito:



www.merrygoround.it



Non ne ho parlato fin'ora per mancanza di occasioni e per timore di ricoprire l'associazione con la patina di inaffidabilità che lascio dietro di me come una lumaca cialtrona, ma ora il momento è propizio erchè larryezzi hanno fatto la prima trasferta con l'associazione.

Siamo saliti sulla giostra e siamo scesi a....

[Domenica, 31 Agosto 2008] Tre uomini in Barça (per tacer di Larry)

Domenica, 31 Agosto 2008
Atterriamo nel caldo torrido di Barcellona. 

Ora ho capito perchè la Crema Catalana è flambè: non le danno fuoco, le si scotta la superficie appena entra a contatto con l'aria degli ambienti.

Io faccio la solita figura della campagnola e mi stupisco di tutto: i cessi dell'aeroporto sono puiti, il treno che porta in città è lindo e puntuale, la metropolitana è netta e comprensibile. "Netta" inteso come sinonimo di "pulita", ma ho l'atroce sospetto che sia un'accezione prettamente genovese.

I catalani parlano una lingua meravigliosa, dolce e musicale, non come gli spagnoli che hanno un idioma isterico e sputazzano a ogni sillaba. Voglio imparare il catalano, leggo tutto ad alta voce, come i cinquenni, e mi avventuro in traduzioni; tempo un minuto la  mucca pazza ha fatto il suo corso e non mi ricordo più niente.

Grazie all'intercessione del Professore, che arriverà l'indomani, abbiamo a disposizione un appartamento in una zona deliziosa e ben servita dalla metropolitana. Un non meglio identificato anzianissimo amico del padrone di casa ci mostra gli ambienti, il funzionamento della caldaia e ci da le chiavi. Per metterci a nostro agio ci parla con brevi frasi in latino, io non so come dirgli che avrei maggiore dimestichezza con lo swaili, annuisco con aria vacua (tanto avrà capito Zzi) e mi domando preoccupata se mi parla in latino perchè dimostro l'età di Seneca o perchè sembro un prete.

In compenso, la casa è talmente bella che a momenti la compro.

Barcellona, invece, un po' mi delude, me la aspettavo più....più...no: me l'aspettavo meno Genova.

Okay, lo so: mi sto triestinizzando, tutto quel che vedo nel mondo "lo g'avemo anche nòi", ma,  a parte le dimensioni mastodontiche, che ha barcellona di diverso dal capoluogo ligure? Ha il passeggio, le bancarelle, gli scippatori, gli zingari, i turisti, i caruggi, le baldracche (brutte) in strada alle tre del pomeriggio, la statua di Colmbo, l'Expò e i magazzini del Cotone, odora di fritto e di cibo a qualsiasi ora del giorno e della notte e la squadra di calcio cittadina è rossoblù. Sfido chiunque a non confonderle.

Comunque, tutto sommato, mi piace. 

Sicuramente nella valutazione influisce il fatto che con 8 euro a testa ti danno da mangiare cose buonissime fino a scoppiare, ti alzi da tavola alle due e ti siedi al bar, poi rotoli fino alla gelateria per fare scorta delle energie necessarie ad arrivare all'aperitivo. Siccome qui si cena tardi, sono indispensabili due somministrazioni di sangria.

Tra uno snack e l'altro raccattiamo Slonc, che, essendo alto due metri e due, ha paura di non essere identificabile  e si presenta con la maglia della barcolana, così lo individuiamo meglio.

Ci raccontiamo la rava e la fava, facciamo uno spuntino, ceniamo e lo conduciamo nella umile dimora, dove molto poco cavallerescamente gli rifiliamo il letto a castello, con la scusa che tanto lui è troppo lungo per qualsiasi letto, quindi....

Il giorno dopo abbiamo posti seduti sugli spalti, in fondo in fondo, praticamente fuori, e ci permettiamo il lusso di fare i turisti, ricavandone anche qualche foto onesta.

Arrivano messaggi terrificanti dal Professore, forse non può venire, forse è bloccato in Sardegna, c'è il rischio che perda il concerto della sera dopo (il primo era fuori discussione da subito): l'ultimo. Che disgrazia, poveretto.

Ci facciamo prendere anche noi dalla nostalgia e dal panico che questo sia l'ultimo tour con la E-street e decidiamo che it's now or never.

Trasgrediamo tutte le regole, buttiamo sul piatto tutti i nostri averi, o la va o la spacca, dài facciamolo.

Portiamo dentro la videocamera e tentiamo una ripresa.

Siamo disorganizzati come non mai, le batterie non saranno mai sufficienti, abbiamo cassette per 180 minuti esatti, ma non importa: è giusto per avere un ricordino, mica filmiamo tutto.

Mica.

Tre ore con il braccio a 90 gradi e la faccia incollata all'obiettivo (perchè se apro lo schermo consumo la batteria e del treppiede non ho mai neanche sentito parlare), un occhio in camera e un occhio al palco, più immobile che posso, inquadrando fra le teste e le ascelle di quelli davanti.

Il risultato è un filmato che sembra ripreso da un motoscafo, tanto è fermo, però c'è stato tutto, è completo, e l'audio è sorprendentemente buono. Oddio, naturalmente non bisogna considerare i grugniti dell'operatore sui duetti con pattiscialfa (nota grammaticale: si scrive sempre minuscolo, è un nome di comune di cosa, o meglio: è un nome di cosa comune) e quel disturbo, quel grido isterico "Finisci la ripresa! finisci la ripresaaa!" di Larry che passa la camera a Zzi e si accascia semisvenuta sul sedile.

Anche questa volta, a un passo dall'Impresa, ho miseramente fallito. L'epopea non è roba per me.

Mi sa che ho incautamente straviziato, il mio intestino grida vendetta e il giorno dopo è il giorno della coda.

Nel frattempo il Professore è riuscito ad arrivare. Grandioso, sono contenta per lui; è che siamo diventati in 4 in casa, e il cesso è sempre uno solo.

Tutte le soluzioni anticagotto vengono adottate, dalla limonata, al casco di banane, al tappo di sughero.

Alle undici del 20 Luglio siamo in fila davanti allo stadio, io sfoggio un grazioso colorito penicillina e il numero 1137 sulla mano. Davanti allo stadio ci sono tutti: Luca Bastiano e Gianfranco; il Genovese di Arnehm che non mi ricordo come si chiama, ma è un nome da genovese, tipo Fabrizio/Fabio, roba così; Giancavassa & Lacristina; mezzo veneto; l'asciuttissimo Supernova...poi c'è uno che riesce a scontrarmi in uno spiazzo enorme e ha ancora la faccia di dirmi "Stia attenta". Mi giro come un cobra e gli faccio:

......

"Fruuut! Alòre, cemut?" : è arrivato Theriver69!!!

L'organizzazione catalana è tale che alle due abbiamo il nostro bel braccialettino azzurro e alle due e un quarto siamo al bar.

Del pomeriggio non so narrare nulla perchè l'ho passato dormendo su una panchina. Della spasmodica attesa nel pit nemmeno, perchè ho tirato una pisa anche lì, passando alla storia come la goffa addormentata nel pit.

Siamo laterali ma vicini, talmente vicini che stavolta lo tocco e do un senso alla mia vita, magari gli tiro il larryhat e se se lo mette...ah, se solo se lo mettesse! Mi perdo nelle mie fantasticherie e una stangona mi si para davanti: fine della favola.

Alla fine del concerto, come la sera precedente, arrivano sul palco i figli: ha copiato da Waits, solo che i figli di Waits suonano per davvero, quelli di Springsteen fanno due accordi spastici e sbatazzano le maracas.

Poverini, hanno preso dalla mamma.

Io spero di sbagliare, spero che il saluto lungo e commosso di Clarence non significasse che questo era l'ultimo concerto della E-Street in Europa. 

Nel caso, ho cominciato con la mamma e ho finito con i figli, tutto sommato ho chiuso il cerchio.

Il terzo giorno il Professore e Slonc tornano a casa e io posso ricominciare a tenere la testa dritta, visto che sono entrambi più alti di Zzi e ho trascorso tre giorni con il mento parallelo alle tette ("tette" per modo di dire, passatemi la licenza letteraria). Anche quando ero in bagno continuavo a guardar verso l'alto per abitudine.

I nostri compari vengono degnamente sostituiti da TheRiver69, il quale, però, non si può dire che faccia per due.

In realtà fa a malapena per uno, perchè il più delle volte sparisce (tende a seminare la gente con la quale cammina, anche - o soprattutto - se gli si sta parlando) e quando c'è parla pochissimo; ma è Furlano e vale doppio!

Si va a Parc Guel, affrontando una salita spietata e cedendo, a metà, alle lusinghe dell'autobus. Qui ogni quindicenne con i capelli a mezzo collo ci pare il figlio di Bruce, deludendoci dopo un attimo con la sua parlata catalana. Facciamo le foto di rito ad un panorama orrendo e torniamo verso il centro, fermandoci a mangiare in una bettolina in cui, nuovamente, ci rimpinzano come porchini (animali mitologici per metà porci e per metà i tacchini) per i soliti 8 euro.

In città rifacciamo il solito giro: via Venti, piazza Matteotti - via San Lorenzo - via Canneto il Lungo - Sottoripa - Magazzini del Cotone.

All'Expò festeggiamo il 20mo litro di sangria con una fresca caraffa di sangria e cisquini ["stuzzichini" per chi non conosce tutti i vocaboli che invento o che mutuo da altri coniatori] vari e poi ci dirigiamo all'aeroporto, dove ho il coraggio di domandare il gelato. Theriver69 prima fa una faccia disgustata per tutto quel che posso mangiare, poi prende il gelato con me, e lo finisce pure per primo.

Pare che il volo di ritorno sia stato un po' turbolento, per via di alcune forti correnti.

Io, guardacaso, dormivo.

[Venerdì, 25 Luglio 2008] Episodio 2

Venerdì, 25 Luglio 2008
Non c'è tutto 'sto bisogno di questo post, francamente, specie non a un mese di distanza dagli eventi, ma i libri, il purè e i racconti vanno sempre finiti.

Ecco, lasciatemi finire quello che avevo nel piatto.



Arriviamo a Trieste alle 5,35, sotto il faro della Vittoria, con una di quelle luci talmente belle, che ci sono solo quando si ha lasciato la macchina fotografica a casa.

Scaricati Luca e la Paolina, andiamo a casa, prendiamo i costumi e andiamo a fare il bagno in un mare che sembra di mercurio. 


Dopo una delle docce più desiderate della mia vita vado a lavorare. Non do il meglio di me, ma lavoro onestamente, quindi alle 18 mi incontro con una signora in San Giacomo e da lì "corro" (sui tacchi e con le gambe di piombo da post-san siro, più che altro rotolo) giù per via San Michele ad assistere al saggio di canto della Nini.

Lei è una sirena.

E' bellissima e la sua voce è cristallina e incantatoria. Tant'è che prima ci sciroppiamo una violinista esordiente (onore al merito, in un solo anno di corso estraeva dallo strumento anche qualche nota riconoscibile, fra un lamento e l'altro, io, con un violino, non riuscirei neanche a infornare la pizza), e marmocchi assortiti che suonano strumenti che non so. Non che non ricordi: ma i bambini sono bassi, non li vedevo oltre il pubblico e io riconosco gli strumenti dall'aspetto, non dal loro suono. Per fortuna inganno il tempo raccontando il concerto al papà della Nini.

Non so come ci trasciniamo a casa, probabilmente ceniamo anche, ma non ricordo con cosa.

Poi, in qualche modo, la sera di giovedì 26, mercoledì 25 giugno, finalmente, finisce.

[Mercoledì, 02 Luglio 2008] Magic Tour 2008 - Milano | Il giorno più lungo - episodio 1

Mercoledì, 02 Luglio 2008
Sarà che dopo la terza serata di Dublino uno ha poco da aspettarsi, sarà che, sapendo che la gente si è messa in fila per il pit con 4 giorni di anticipo, non siamo partiti con la pancia piena di speranze, ma il 25 Giugno non è stato proprio proprio proprio proprio leggendario.

Il viaggio inizia uscendo in clamoroso ritardo dall'ufficio (okay, ho un ufficio dal quale uscire, zitta e muta) e arrivando trafelata al rendevous con Zzi.

Ultima perquisizione:

- maglia di ricambio?;      - La g'ho

- crema solare?;               - La g'ho

Larryhat?;                         - Lo g'ho

- Soldi?                                - Otto euro: li g'ho

- Documenti?                     - Li g'ho

- Biglietti? -.,,...[sguardo di panico] - HAI DETTO CHE LI PRENDEVI TU!

Zzitalia ghigna sadico e avvia il motore.

Giungiamo all'appuntamento con Luca e La Paolina e iniziamo, finalmente ufficialmente, il viaggio per Milano.

Tutto sommato siamo in orario, a Dolo è prevista una sosta per raccogliere il cugino di Luca (nel senso che ci aspetta in un posteggio dell'autostrada, potremo giusto "raccoglierlo" come un aspic mal impiattato).

Inizia il toto-canzone e scadiamo in quei discorsi odiosi da fan straviziati, che hanno visto di tutto e di più, proclamando di voler sentire i titoli più assurdi. Quella roba che ha composto al cesso e pubblicato di nascosto, per intenderci. 

Bei tempi quando speravo di sentire Thunder Road! Adesso la chiedo solo ai concerti degli altri (di cui l'ultima volta alla Bohème).

Insomma siamo in piedo mood-da-tour quando il destino cinico e baro si presenta sottoforma di coda di 4 km a Ronchi dei Legionari.

Usciamo subito e sfidiamo l'insidiosissima campagna bisiacca, che oltre che essere caldissima, ha la caratteristica di non finire mai. Secondo me si estende a mano a mano che viene percorsa.

Sono già sfinita quando siamo appena sull'Isonzo ed entriamo in Papariano. Per carità, terra di grandi musicisti, questo io non lo discuto, ma per oggi avevo idea di andare un po' più avanti; almeno siamo nelle solo-a-me-amiche terre furlane.

Rientriamo a Palmanova, ci consoliamo raccontandoci la palla che nooo, non è mica tardi, ma il malcontento serpeggia (e siamo appena a Palmanova) e dal toto canzone si passa alla gufata scaramantica.

Dicesi gufata scaramantica la pratica masochista di prevedere che si esibisca in qualche Inalscoltabile; essa ha lo scopo di scongiurarne l'effettiva esecuzione o, nella malaugurata ipotesi, di consolarsi con un flebile "io lo avevo detto". Si tratta di un rito veloce, di solito basta elencare Human Touch.

Se il viaggio è lungo si aggiungono Cover me, I'm a Rocker, The Big Muddy, I'm a coward, Let's be Friends, All I'm thinking about e poco altro (ne ha scritte di porcate, eh, il nostro idolo?). 

Sfolgorante new entry, nella lista delle Inascoltabili, Living in the Future, sistematicamente riproposta ogni sera. Ora: io capisco il testo di protesta, capisco il voler sputtanare in tutta Europa un presidente decerebrato, capisco il messaggio sociale che vuole trasmettere.

Ma diamine: metterci su una musica bella costava uguale! Da uno che mi insegna a camminare a testa alta o a non camminare affatto, mi aspetto che le cose siano fatte bene, oppure non fatte. Se proprio, per ragioni di metrica e armonia che non voglio neanche sapere, non c'era verso di arrangiarla diversamente.....poteva pubblicarla sul disco della moglie! 

Intanto siamo in Veneto, dove ci bloccano 7 km di coda in barriera: usciamo prima!

A questo punto il regista, per non estenuare il pubblico con la descrizione della pressochè immutevole campagna padana, fa una digressione sul necessaire da concerto. 

Ciascuno di noi si porta quello che più ritiene utile, poichè al necessario pensa Zzi, vediamo le puttanate che possono uscire dal Marsupiorosso.  

Nella tasca grande troviamo: la Moleskine rubricata (utile! Chissa quante amicizie si fanno a un concerto, dove tipicamente si attenta alla vita del proprio co-testimone di nozze solo per guadagnare mezzo metro), la penna, spiccioli, chiave della macchina di riserva (anche se è più probabile che sia io a perderla, quindi basterebbe portare sempre solo quella di Zzi), assorbente (indipendentemente dal periodo del mese: è dal tour invernale che non posso più saltare liberamente...i 27 sono stati il tracollo).  

La tasca anteriore ospita la crema solare fp 30 (così mi abbronzo un po' e Zzi è contento), fermacapelli assortiti, occhiali da sole graduati (attraverso i quali, però, non vedo, perchè sono del 1991 - ma mica mi porto gli occhiali buoni schiacciati nel marsupio), cellularry (quello sì al macello, tanto non funziona mai).

Nella microtasca laterale si scovano le chiavi di casa e l'Osso di Pesca.

L'Osso di Pesca è stato a suo tempo, lavato, molato, forgiato e lustrato da mio padre, fino a che egli non ne ha ricavato un meraviglioso fischietto, fatto a cuoricino, rosso. Sapete che aborro superstizioni e scaramanzie, ma quando si va da qualche parte, l'Osso di Pesca viene con me. Portafortuna? No. Scaramanzia? Macchè. L'Osso di Pesca può sempre servire. Siccome non gli ho ancora trovato uno scopo nella vita quotidiana, lo porto con me nelle situazioni straordinarie con la speranza di  poterne finalmente fare uso. E poi è un regalo del mio papà, è uno degli oggetti ai quali tengo di più al mondo (chissà come sarebbe contenta mia madre, con tutti i soldi che ha speso per vestirmi e calzarmi decentemente).

Nel frattempo siamo in coda sulla tangenziale di Milano, siamo in un ritardo abissale, ma non disperati. Date le premesse, sappiamo bene che non entreremo mai e poi mai nel pit - che sarà esaurito da giorni! - perciò ci basta arrivare davanti al mixer, e per quello non c'è da temere.

E' qui la batosta.  

Quando arriviamo nel prato e vediamo che è vuoto, quando vediamo che anche il pit è vuoto e che ci sono si e no 20 persone alla transenna di ingresso che chiedono alla security - peraltro in maniera abbastanza civile - di ammetterci nel recinto.

Lo so che siamo partiti tardi, lo so che siamo arrivati ancora più tardi, lo so che nel pit di Milano non ci abbiamo mai creduto e non ce lo meritiamo. Però quando arrivi lì, c'è posto e non ti fanno entrare, un po' ti girano. Soprattutto quando la security si balocca con mazzi di braccialetti non distribuiti. Ancora di più quando vedi gente arrivata un minuto dopo di te che, invece, è stata ammessa - e non si tratta di braccialetti fatti in casa. Sembrano proprio i braccialetti 'veri', sono braccialetti veri, ne passano in continuazione sotto al nostro naso...pare che "basti"  dare 50 euro. A dei fan che ci lucrano? No-no, alla security.

Morale che, siccome sono cretina, mi faccio rovinare la serata da questi episodi e non me la godo per niente. Quando mi passa la rabbia siamo a metà concerto. 

Chi l'ha vissuta nel modo giusto, dice che è stata una serata epica.

Non so: la scaletta era bellissima, ma non c'era niente di speciale per l'Italia (come tutti si aspettavano e come anche io, pur avendo preconizzato un Milano sottotono, speravo) e lui ha parlato pochissimo (data la scarsa soddisfazione che gli demmo a Novembre. Certo, non ha lesinato i successi nè le chicche, ma non abbiamo vissuto il concerto leggendario a cui ci aveva abituati.

E' come dice Morozzi: i concerti di Springsteen si dividono fra belli ed epocali.

Questo era solo molto bello

[Lunedì, 26 Maggio 2008] Magic Tour 2008 - Dublino

Lunedì, 26 Maggio 2008
"Grab your tickets and your suitcase", dicevo, citando Bruce, poco prima di partire, esaltatissima dall'avventura dublinese già pronta a sfidare la malasorte per Bruce, pronta a gettarmi nel fuoco per lui e a scontrarmi con contrattempi da aeroporto, inconvenienti da ostello, code interminabili, acquazzoni irlandesi e fans italiani, che avrebbero messo a dura prova la mia resistenza in cambio di materiale per il blog a mazzi.

Invece no, il solo intoppo è che è filato tutto talmente liscio che non ho praticamente nulla da raccontare per riderci su.

Ad esempio, il volo della partenza avrebbe potuto essere funestato dalla mia psicosi, ma il fortuito incontro con Holly me lo ha fatto trascorrere nel totochicca più sfrenato.

L'ostello poteva essere scomodo o sporco, invece no; il  tempo poteva essere brutto, invece il sole splendeva; il cibo poteva essere sgradevole, invece c'erano schifezze di tutti i tipi nelle quali sguazzare; potevamo non incontrare gli amici, invece siamo riusciti a vedere tutti  (c'era più gente che conoscevamo a Dublino in questo fine settimana, che a Trieste); potevamo annoiarci con loro, invece ci siamo divertiti da matti.

Insomma il weekend perfetto, se non si considerano i concerti.

Già, perchè anche i concerti sono stati eccezionali.

Venerdì sera Bruce è entusiasta di essere lì e ce lo dimostra lasciandosi molto andare, e regalandoci perle come Trapped, che peraltro Holly e io avevamo chiamato (certo, le abbiamo chiamate tutte, facile, direte voi). La scaletta è da antologia e mi manda via con la sensazione di aver assistito al concerto più bello.

Domenica sera assistiamo allo show perfetto.

Praticamente tutto quello che il fan-medio (se esiste un fan medio) può desiderare di vedere dal vivo almeno una volta nella vita è stato suonato ieri sera, con un trasporto e un'energia che è limitativo descrivere. Se siete abbastanza fan da aver letto la scaletta, sapete cosa vi siete persi, e io non rigirerò il coltello nella piaga. Se non lo siete, è inutile cercare di farvi capire, ma diciamo che abbiamo vissuto l'equivalente musicale, dal punto di vista emotivo, di "Italia-Germania ,4-3".

Dunque, dove sta il problema?

Che c'è che non va in tutto questo?

C'è che oramai abbiamo visto quanto di meglio potessimo desiderare, abbiamo ricevuto più di quello che avremmo osato chiedere.

Dopo questo ultimo, perfetto, definitivo e irripetibile  "Live in Dublin", tutto il resto sembrerà solo uno show "Du Belin"

dublino 050PS: anche se amo solo Springsteen e di nuovo ho occhi solo per lui a seguito dei recenti, sconvolgenti accadimenti, volevo dire a Tom Waits che non dimentico cosa ha significato per me, e che non pensi che verrà lasciato in pace. Il 17 Luglio io ci sarò.

[Giovedì, 20 Dicembre 2007] Ci voleva proprio lo sciopero dei trasporti

Giovedì, 20 Dicembre 2007

Così i biglietti tanto sudati andranno attesi con ulteriore ansia e trepidazione.

Ogni giorno seguiamo lo stato della spedizione, che finalmente risulta a Trieste, pronta per essere recapitata. 

E io sono consegnata in casa ad attendere il simpatico omino di giallorosso vestito recante le mistiche buste.


****Dlindlon****



tempo di reazione 0.3 sec



"Chi è"

"Buongiorno DHL g'avessi da cons.."

"PRIMO PIANO"

"Còme?"

"PRIIIMO"



STunc, cataclong, cataclong, schteng, gnic (=apertura della porta blindata)



Mi faccio sulla porta come Giulietta che aspetta Romeo al balcone, a momenti vado incontro al corriere sulle scale, poi mi do un tono e mi limito a sporgermi dall'uscio come una polena.


----Interno giorno, il pianerottolo di un appartamento----



Larry indossa una tuta di pile arancione, ha i capelli arancioni e le ciabatte di Paperinik con una riga arancione. Si torce le mani dondolandosi sulle punte dei piedi, ha un sorriso ebete, gli occhi sbarrati e parla con voce arancione.

Il corriere, vestito come un ultrà della roma, sorride per educazione e per celare il proprio sghignazzare alla vista di una trentenne che si comporta come una bambina di sette anni la mattina di Natale. E con consumata esperienza misura i movimenti, consapevole del suo potere
.


L - 'Ngiorno.

C - Buongiòrno

L - Dovrebbero essere due

C - Difatti g'ho dùe

L - Ottimo


In un silenzio carico di tensione, il corriere compie i suoi riti con deliberata lentezza: estrae il blocco, cerca la penna, non trova la penna, prende il lettore ottico, lo passa sui codici a barre. I soli rumori che si sentono sono il bip del dispositivo e il battito del cuore di Larry. Larry è sempre più trepidante e nei lunghi secondi in cui il corriere trova la penna, compila la ricevuta e le porge il blocco per la firma, pensa di tramortirlo e sottrargli le preziose buste. Ignaro del pericolo, il nano bicolore si trastulla con i suoi ammennicoli e proprio quando il sorriso di Larry si converte in un ghigno e la sua mano sinistra cerca a tentoni il telefono da scagliargli fra le sopracciglia, egli le porge la mistica cartelletta, placando i suoi istinti.

Larry, temendo che lui, intuita la preziosità del contenuto, fugga rapidamente con la ricevuta firmata e le buste, firma guardandolo fisso negli occhi, a dimostrargli di aver capito le sue intenzioni e comunicandogli, così, di non avere alcuno scampo al primo passo falso.


L - Ecco

C - Benòn, a léi


Larry afferra le buste che le vengono porte, e saluta il giovane impiegato della DHL con una ristata isterica che solo lei crede di aver spacciato per calorosa cordialità

postato da: RedHeadedLarry alle ore 17:21 | Permalink commenti (2) 
Commenti
 
#1  16 Gennaio 2008 - 21:26
 
si' vabbe' vogliamo aggiornarlo?..non c'e' bisogno di parlare di qualcosa in particolare..basta non parlare di qualcosa..basta non parlare..basta..
utente anonimo

#2  12 Febbraio 2008 - 22:38
 
..il fatto che non siamo soli nell'universo viene clamorosamente smentito dall'esistenza di questo blog.. 

ave terrestri..
utente anonimo

[Mercoledì, 19 Dicembre 2007] Gotta catch 'em all

Mercoledì, 19 Dicembre 2007

Il ritorno alla routine non è drammatico come le altre volte che torniamo da un tour, perchè sono già in vendita i biglietti per il concerto di Milano del 25 Giugno.

E' tranquillizzante sapere che presto lo rivedremo.

Perchè lo rivedremo, non c'è dubbio, non c'è ragione di agitarsi, il concerto si terrà allo stadio, ci saranno biglietti in abbondanza.


"Pronto, ciao, sì, tutto bene.

   - Sì ci siamo divertiti un sacco, eh, poi lui era malaticcio...eh sì, eh lo so c'ha un'età, suda, si bagna con la spugna e poi gli viene il moccolo, lo so...

  - Sì si, per il resto tutto bene, tempo abbastanza buono, bei posti. Stoccarda è bellissima! E poi ad Amsterdam abbiamo visto il Van Gogh Museum, proprio bello, sì.

  - No, beh, il cibo non era memorabile, oddio, sempre meglio che in Inghilterra, ma - via - di fame non siamo morti!

  - Si, ci siamo divertiti...e voi?

  - m-mh....eh, beh, dai, bene...va beh, ci sentiamo domani sera allora..

  - Ah, mamma?

  - Mamma, volevo dirti, se ti capita, ma solo se ci passi davanti per andare a fare la spesa: non è che domani mattina vai giù da Ricordi e compri i biglietti per Bruce a San Siro?

  - Noooo, figurati, non c'è nessun bisogno di fare la coda, mamma, tranquilla: vai giù alla mattina, entri, compri i biglietti e te ne vai, è allo stadio, ci sono biglietti a bancali. Tranquilla.

  - No, Pa', non possiamo prenderli su internet perchè sarà il solito casino, ma vedrai che al BoxOffice è semplice....se la mamma può andarci, se no pace, mancano 7 mesi, verranno fuori biglietti anche dai muri.

 - Occhèi, bon...a domani, allora...si si, ciao, bacini, ciao ciao"


Dopo alcune ore di coda, mia madre prende atto del fatto che non ci sono più biglietti di prato disponibili.Io tengo duro e le dico di no, di non comprare la solita tribuna pacco, che io voglio andare nel prato e ci andrò, non è possibile che siano veramente esauriti, è una manovra commerciale per vendere i posti che nessuno vuole, e io non ci casco.

Butto giù il telefono con mia madre e mi attacco a Ticketone

E' uno dei momenti più angoscianti della mia esistenza, ma non ho tempo per farmi venire una crisi di nervi.


Ticketone inaspettatamente non collassa, in compenso vende a singhizzo: il terzo anello è sempre disponibile, il prato non lo è mai, gli altri posti a rotazione sospettosamente sistematica, ma tutto sommato funziona, non ci lamentiamo; oltretutto molti nostri amici hanno già preso i biglietti tramite questo sito, quindi forse non è una porcata, forse davvero ce la facciamo, basta tenere d'occhio la pagina delle vendite.

E fu così che non feci praticamente altro per una settimana: f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5, f5....


Finchè un pomeriggio finalmente vendono il prato, chiamo Zzi  dal telefono dell'ufficio (cosa che non faccio mai, ma era un'emergenza) e inizio le operazioni. I biglietti sono nel carrello, ma cliccando su acquista appare il messaggio:



"ERRORE NELL'ASSEGNAZIONE DEI POSTI"



Lavoro indefessamente sia sul mio pc che su quello della mia collega, che nel frattempo è andata a casa, ma non riesco ad acquistare, c'è sempre un errore nell'assegnazione dei posti.

E dopo 50 minuti di tentativi, i carrelli vengono svuotati, la pagina di scelta dei biglietti ricaricata e il prato non è più in vendita.



Non ce l'abbiamo fatta.



"Errore nell'assegnazione dei posti" diventa il mio leitmotiv, il mio mantra, il mio incubo, io stessa ho una crisi di identità e inizio ad interrogarmi sulla vita, l'esistenza umana e il posto che ciascuno occupa nel mondo. 

Indubbiamente, l'ho presa male. 


"Vono 'l 'ato"

"Pronto? Chi parla"

"Ruga, sono io, vendono il prato"

"Merda - ah no, volevo dire, ti amo, ciao"C


onnessione al sito, questo computer è un chiodo, cosa c'è di aperto?, MSN, chiuditi, pazienza, è un amico, capirà, username, ho digitato male, ho le dita a paletta, maledizione, eccomi, ci sono, brusprinsti, okay, eccolo!, prato, 6 (sei? ma sì, tanto non va), okay, eh, e nel carrello c'ero già stata, acquista, il numero di carta, okay, ecco, lo sapevo



"Alialitimaongiorno"

"Stistronzi non accettano sta cartadicreditodimerda"

"Tranquilla, siamo a posto, stavo per chiamarti"

"Ah. Ah bene. Uff, meno male, sono più tranquilla....stupida carta"

"Ma è la prepagata?"

"Ma si, ma dicevano che si poteva usare su internet, invece vedi, io gli dico: circuito mastercard, numero, scadenza, poi clicco, ecco così, e non...FUNZIONA! Adesso funziona. Sono nella pagina Conferma d'Ordine, che devo fare, adesso, amore?"



"Niente, li hai appena comprati, adesso ne abbiamo 12"

[Martedì, 11 Dicembre 2007] Il giorno di dolore che uno ha

Martedì, 11 Dicembre 2007

Apro una parentesi nella rutilante narrazione delle nostre avventure per utilizzare la scrittura come  autoterapia e riflettere sulle beffe della sorte e sulla mutevolezza del destino.

Come altri prima di me hanno osservato, la tragedia incombe proprio quando si ha la sensazione che tutto sia perfetto e che la propria esistenza sia felice. 

E' perchè non si comprende la situazione in cui si vive: si crede che le cose stiano a un modo, invece la realtà è diversa; ma noi non ce ne accorgiamo, vediamo il mondo attraverso i nostri occhiali e non ci sembra possibile che le cose siano diverse da come le vediamo.

Poi arriva la rivelazione, la secchiata d'acqua gelata: la realtà ci appare per quella che era e noi rimaniamo lì, intontiti e increduli, delusi e doloranti, consapevoli all'improvviso della nostra cecità e con un pugno di mosche nel palmo dove credevamo di stringere monete d'oro.

E la verità è che

Non siamo i suoi preferiti, e forse non lo siamo mai stati:


Gli diamo fastidio con i flash dopo che ha detto "no flash please", facciamo i cori e battiamo le mani nei tour acustici costringendolo a innumerevoli "shh";

Cantiamo troppo, cantiamo tutto, quando ci incita  cantare non ha alcuna soddisfazione perchè non c'è differenza con gli altri momenti del brano;

Facciamo casino, ma non quando dobbiamo: la risposta "it's boss time" di Milano 2003 è stata da vergognarsi (eppure ce lo avevamo scritto sulle magliette, nostre o dei vicini)  

Non capiamo niente di quello che dice: si porta molti più discorsi in italiano che in altre lingue, e quando in un impeto di spontaneità ci ha chiesto quanti innamorati ci fossero al Datchforum, l' abbiamo capito si e no in 12, e comunque abbiamo risposto tardi, costringendolo ad un patetico mimo per comunicare con gli indigeni.

Se tutto questo non dovesse bastare, se ancora fossi tentata di aggrapparmi a tutto ciò che di buono c'è stato, ai momenti belli che, sì, sono passati, ma non me li sono sognati, che diamine!, alla coda di Thunder Road a Bologna cinque anni fa (cinque, lo so, cinque oramai), a Incident e Racing a Roma, a Incident full band a Milano, alla grappa e alla mamma, l'altro giorno a Stoccolma è diventato impossibile ignorare.


Santa Claus, di nuovo, anche a loro e per giunta in più.

Non una chicca inserita in scaletta per l'occasione delle feste imminenti, di più.

Una sorpresa alla fine, sostituita da Jungleland (!) nella scaletta e suonata a fine concerto, quando già il pubblico pensava "Oh, che peccato, è finito!" "Oh, non ha fatto Santa Claus, peccato - va beh, ha fatto Jungleland, tra le due è andata meglio così".


Come quando il tuo fidanzato ti dice che ti regala uno stereo per il tuo compleanno, e dentro lo scatolone dello stereo trovi solo polistirolo e una minuscola scatola contenente l'anello di fidanzamento.

L'altra sera Bruce si è dichiarato alla Svezia, accettiamo il fatto che non significhiamo per lui quello che lui significa per noi.


 




Ma possiamo andare in Svezia!



Eccheccazzo, non è mai stata la distanza a spaventarci.



Se serve, sono pronta a rinnegare la mia patria e il mio nome, da domani mi chiamo Annica Ericsdottrin, coniugata con Olaf Andersson, siamo allevatori di renne e se nasce una bambina la chiameremo Ikea.

Abbiamo un affetto irrazionale da italiani e non abbiamo paura di usarlo

[Giovedì, 06 Dicembre 2007] Magic Tour 2007 - Arnhem (più o meno)

Giovedì, 06 Dicembre 2007
La "mattina" dopo è il primo giorno di sole da due mesi in Olanda.
Rosichiamo un po' pensando che se il concerto avesse avuto luogo, a quest'ora avremmo avuto una giornata stupenda per fare i turisti, ma poichè non siamo ancora matematicamente certi che il concerto si terrà, non ci pare il caso di chiedere la luna.

 

 La priorità è il bancomat, perchè la carta di credito di Zzi è smagnetizzata e sono circa ventiquattr'ore che tiriamo fuori i già pochi contanti. Peraltro Amsterdam è carissima; sarà che sono provincialotta, sarà che sono tirchia, ma a me 3,50 euro l'ora per posteggiare sembrano un furto. Il resto è in proporzione.

Inserisco fiduciosa la prepagata della Carige nella magica fessura e  compare un messaggio che ho così tradotto liberamente: "La tua carta è una fetecchia, è una banca da sfigati, non ti do una lira,  pezzente".

Riprovo, e in effetti era un malinteso dovuto al fatto che non so l'Olandese. Il messaggio era:

"La tua carta è una chiavica, è inutile che ci provi italiano mangiaspaghetti-baffineri-mafia-e-mandolino, riprenditi stammerda e sparisci".

Ma non ci perdiamo d'animo, mica siamo due sprovveduti che vanno in giro con pochi contanti e nessun modo di procurarsene altri!

Inserisco il bancomat dell'Unicredit, dal quale so di non poter praticamente prelevare perchè, essendo il 1° Dicembre, la banca si è presa i soldi del mutuo, ma il mio capo non ha ancora fatto il bonifico.

Okay, quanti soldi ci saranno su? Boh, chissenefrega, vado in rosso per un paio di giorni, abbiamo le pezze al culo a 1000 km da casa, dobbiamo pagare gli alberghi e tornare indietro, non è il momento di andare per il sottile.

Chiedo il massimo - Operazione negata - Merda.

In compenso arriva il messaggino dell'unicredit che mi avverte della richiesta di prelievo, ma io la prendo bene: mica è una conferma di prelievo, non me li hanno scalati davvero, è una notifica.


Respiro. Ripeto l'operazione - Chiedo 50 euro - Operazione eseguita - Bene.

Messaggino dell'unicredit relativo al prelievo di € 50, con il medesimo testo del precedente - ergo, i 250€ di prima sono stati scalati.

E come glielo spiego di sabato a una banca chiusa, che comunque parlerebbe olandese, che i soldi non sono usciti dalla fessura, che non è uscito neanche lo scontrino, che però dal conto me li hanno levati, dovendo oltretutto partire l'indomani?

Zzitalia, che a differenza di me non è ignorante delle faccende vitali, mi tranquillizza, ma io rimango diffidente.

Tanto ora abbiamo un problema più grande: 50 euro in tasca per pagare due alberghi (economici, ma non gratuiti!) e tornare in Italia.

Già mi vedevo come Paolo Villaggio a spingere il carretto maleodorante per le vie di Amsterdam urlando  "Kastanjiach! Kastanjiach, like italian pizz', kastanjiach". Che se c'è una cosa che mi fa cagare, come tutti sanno, è il castagnaccio.

 


Raggiungere il Gelredome non è proprio intuitivo, ma con la luce del giorno orientarsi è uno scherzo, neanche leggiamo i cartelli, tanto c'è scritto Utrecht.

Ci si mettono allora i parcheggiatori a giocare a "fai girare lo straniero": in prossimità del posteggio dell'arena, un simpatico addetto ci fa segno di predere una determinata strada - inequivocabilemte quella - che noi imbocchiamo con fiducia.

Difatti ci porta completamente fuori. Al che ci trasformiamo nei turisti italiani di Severgnini e, dopo aver sbagliato strada in buona fede, ci infialiamo fraudolentemente nel cancello aperto dell'arena e caghiamo la macchina (non la fermiamo: la caghiamo!) davanti alla coda.

Lì constatiamo che la gente non se ne è andata dalla fila del giorno prima nemmeno alla notizia del rinvio del concerto, però non sono molti i reduci: 300 per coda, si e no.

Il che significa che, sì, siamo tecnicamente fuori dal pit, ma pare che il pit sia enorme e qualcuno in più entra di sicuro, varrebbe la pena restare.


 Se non fosse che stiamo andando a Rotterdam perchè Zzitalia, che conosce tre persone al mondo, ma valide, ha ottenuto un consistente prestito da un suo conoscente.

Mi strafogo da Mc Donald, mentre mio marito mangia composto un panino e partiamo verso il nostro salvatore, aprendo ladrescamente il cancello che nel frattempo era stato chiuso (ma rimettendolo come l'ho trovato: mi stereotipizzo un po' nell'Italiano-all'estero durante i tour, ma a tutto c'è un limite)

E anche questa volta abbiamo perso il pit, ma almeno ci siamo parati le chiappe.

Abbiamo appuntamento a Kinderkijn, uno dei luoghi migliori per ammirare i mulini a vento in funzione. Non sono certa dell'esattezza del nome, perchè non sta scritto da nessuna parte, ma scansando Utrecht un paio di volte ci si finisce

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postato da: RedHeadedLarry alle ore 13:21 | Permalink commenti (6) 
Commenti
 
#1  06 Dicembre 2007 - 14:44
 
ma quanti kilometri vi siete strafatti?
utente anonimo

#2  07 Dicembre 2007 - 12:04
 
Tremilaquattrocentododici - 
al netto dell'allungatina per la Slovenia per la cena di lunedì 3
Blogger:  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utenteRedHeadedLarry

#3  09 Dicembre 2007 - 20:57
 
Il posto coi mulini a vento da VOI visitato si chiama KINDERDIJK !
utente anonimo

#4  10 Dicembre 2007 - 09:52
 
Ecco sì, ecco qual era il nome sulla cartina...ce l'avevo sulla punta della lingua, ma qualcosa mi rubava il nome. Qualcosa come...U..Utero...Utrecht, ecco, Utrecht!
Blogger:  Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utenteRedHeadedLarry

#5  12 Dicembre 2007 - 15:44
 
DETTO : "Se non fosse che stiamo andando a Rotterdam perchè Zzitalia, che conosce tre persone al mondo, ma valide, ha ottenuto un consistente prestito da un suo conoscente." 

FINALMENTEEEEEEEEEE !!! :-))
utente anonimo

#6  12 Dicembre 2007 - 15:46
 
Come gia' detto UTRECHT si pronuncia : 
UTREGTZHCKTHZKLMGHTCT. :-))
utente anonimo

[Mercoledì, 05 Dicembre 2007] Magic Tour 2007, Arnhem

Mercoledì, 05 Dicembre 2007
Bee-beep

Nujerseygirl (i miei amici hanno tutti nomi articolati), che simpatica, mi manda uno scherzoso messaggino in cui dice che il concerto è rimandato all'indomani perchè Bruce sta male.

Ma cazzo, era in grandissima forma poche righe fa!

Ah ah, mattacchiona!

Naa, Bruce non ha praticamente mai rinviato, Verona 93 lo ha fatto con la febbre e si è pure strappato la canottiera!

[....attimo di pausa per riflettere su Springsteen che si strappa la canottiera...mmh...]

Ah ah, le rispondo, le dico che non sono scherzi da farsi alla gente in macchina, ah ah.

La tensione si addensa nell'abitacolo.

Zzitalia inizia a parlare, lo ha fatto solo quando ci siamo conosciuti e la sera prima che ci sposassimo, evidente segno di agitazione.

Penso di mandare un messaggio a qualcuno in Italia di fidatissimo e chiedo di verificare sul sito ufficiale...già, ma a chi?

Chi è così amico da non cogliere la ghiotta occasione dello scherzo? Mio padre, ma non capisce l'inglese, poi chiede a mia madre e mi si agitano...no, loro lasciamoli stare.

Il Killer? No, direbbe che Springsteen è morto

Defe & Tardu? Non hanno soldi nel cellulare.

Maràs? No, lo disturbo.

Saguaro? Si, dai, di lui ci si può fidare!

Cazzo, non risponde.

DI nuovo la mente superiore di Zzi trova la soluzione: l'Olandese. Stiamo sul vago, gli chiedo se è già in coda, quanta gente c'è e che tempo fa...non faccio assist.

Lo squillo del cellulare mi taglia via un pezzo di vita come una Parca, e la notizia dell'Olandese è che si, no, il concerto di stasera è rimandato a domani, per certo, è uscito anche sul sito ufficiale, merda.

La teoria dello scherzo ben concertato si infrange sulla baffutissima recepcionist dell'hotel che manco ci saluta e subito ci chiede se siamo lì per il concerto, trillando che ha una brutta notizia per noi.

Quasi la strangolo col suo foulard, ma mi calmo, pensando che tanto noi abbiamo due notti prenotate in Olanda e non abbiamo grosse difficoltà a presenziare al concerto della sera successiva.

Sempre se ci sarà.

Già perchè non è da Bruce rimandare, se riamnda vuol dire che sta male-male.

Ma proprio male.

E se non si riprende in tempo?

E se rimandano a una data durante la quale ci è impossibile venire in Olanda?

E se salta anche Mannheim?

E se ora si apre una voragine sotto l'albergo di Bruce e lo inghiotte?

Sono in una spirale di  tormenti, e pure Zzi non sfodera il suo proverbiale ottimismo.

 

Fiduciosi, prendiamo per Amsterdam (la visitiamo stasera, così se domani c'è davvero il concerto ci mettiamo in fila subito subito), con il proposito di prelevare TheRiver69 ad Arnehm.

Ma la sua giornata storta non è ancora finita [e qui varrebbe la digressione, tipo capitolo sulla monaca di Monza: Il suo volo era stato cancellato, così ha cambiato aeroporto, preso un altro aereo, è arrivato ad Amsterdam, ha preso il treno per Arnehm e solo lì ha scoperto che il concerto era rimandato - naturalmente il suo volo di ritorno era la mattina successiva e non aveva dove dormire], anche se capiamo che non è sicuro che trovi un altro passaggio, buchiamo clamorosamente l'uscita, confidiamo allora negli altri e solo dopo scopriamo che è stato lasciato appiedato da tutti.

Lo ritroviamo ad Amsterdam, impassibile davanti alla targa commemorativa di Chet Baker, con una dignitosa espressione di composto dispiacere.

E' Friulano, cazzo, è gente che dopo il terremoto rimette le pietre del duomo esattamente dove stavano. Quella fighetta di Springsteen gli fa una pippa, gli fa.

[Mercoledì, 05 Dicembre 2007] Magic Tour 2007, Milano - Ciao Milanoooo

Mercoledì, 05 Dicembre 2007
Milano ci accoglie con la consueta festosa salva di clacson, tanto che a un certo punto mi pare di distinguere la melodia di Born to Run.
Scoraggiati dal fatto che ci fosse gente in coda per il pit da due giorni prima (Stupidi Italiani!) ci dedichiamo ad attività amene quali lo scambio di biglietti con l'Olandese (Zzi) e l'incontro con tre ragazze con le quali lavoro (Larry).

Mi presento alle poverine (in ordine alfabetico Lagiusy, Lamilena e Lastefania) così conciata:

- felpa di Radio Nowhere (non la vetta della produzione springsteeniana, ma sono una fashion victim e l'attualità mi conquista)

- jeans "Wild and Innocent" (non proprio trendy, ma sono una donna elegante e prediligo il classico rispetto alla moda)

- capelli arancioni (non ho preso il rosso-scialfa neanche stavolta, e non vorrei fare commenti sulla baldraccaggine del risultato)

Grazie a Dio il loro capo era in giro con il mio e conservatonuna vaga credibilità per lui. Di certo le tre non hanno avuto la forza di commentare.

Ammorbo la peggiore pausa pranzo delle loro carriere con dettagli della vita da fan di Bruce, consiglio loro letture sull'argomento (lavita da fan, non Springsteen, argomento che avrebbe anche potuto avere un barlume di interesse), mi addentro nell'anedottica springsteeniana e do loro il colpo di grazia con il commento critico del video di Girls (Girls in their summer clothes per coloro che non sono intimi), che una divinità invisa alle mie colleghe ha voluto che passasse in tv proprio in quel momento.

Ci salutiamo con (loro) sollievo e (mie) minacciose affermazioni del tipo "Tanto a giugno è a san siro, ci vediamo di sicuro", che hanno ricevuto in risposta estenuate frasi di circostanza e sguardi di malcelato terrore.

Me le immagino che attendono trepidanti la conferma della data del concerto e fanno a gara a chi prende ferie quel giorno.

Ricongiuntici, ci dirigiamo a posare le valigie in albergo, nella ridente (quanto lontana) Gerenzano, scelta dalla sottoscritta stratega per evitare la congestione delle tangenziali milanesi la mattina successiva.

Arrivati al forum ad un orario inverecondo, constatiamo che la coda è semplicemente troppa, addirittura è stata divisa in due scaglioni. Primo degli ultimi vediamo il nostro amico Saguaro (stavolta la fantasia nella scelta del nome è la sua, non è colpa mia se fa cagare) livido di ipotermia e in preda a convulsioni nervose. Fingo di salutare gente che non conosco e mi allontano alla chetichella.

Decidiamo poi che non ha senso metterci in coda: oramai siamo sugli spalti, pace, tanto ci sono altri concerti e poi è bello lo stesso....si dai, facciamo pubbliche relazioni, andiamo in giro a salutare la gente...si si...

Tempo tre minuti siamo al cancello posteriore che ci guatiamo biechi con i 4 spelacchiati che sono lì prima di noi e che - giustamente - si scazzano quando si aggiunge gente e che, come noi, sperano che arrivi e firmi autografi, accetti doni, stringa mani, doni braccialetti per il pit e ci chieda se ci va bene quello che pensava di suonare o se abbiamo altre preferenze.

Il pivello della security (quello che ha estratto la pagliuzza più corta) viene a dirci "ehi ragazzi, adesso arriva, state calmi, che se state calmi magari scende e vi saluta". Tra i "ragazzi" da lui nominati c'è gente che ha fatto la posta a Springsteen quando lui era in fasce, ma non è il momento di farglielo notare.

Le auto della scorta inscenano una comica da cinema muto per ripagarci dell'attesa, Bruce non scende, credo per l'imbarazzo, ma in trasparenza si vede che ci benedice.

Già mi è passato il freddo.

..........................................................



Grazie alla benedizione finiamo comunque in una più che accettabile posizione nel parterre, impreziosita dalla presenza dei Romani e dell'adorato Joeroberts.

Il concerto non si può spiegare, chi c'è stato sa cosa è stato, chi non c'è stato sa cosa si è perso e sarebbe crudele infierire, chi non c'è stato perchè non sa cosa si perde, non capirebbe.

Dico solo:  Incident.

Non per fare quella che lo aveva detto, ma...io lo avevo detto.

[Mercoledì, 05 Dicembre 2007] Magic Tour 2007, Milano - Preparativi e partenza

Mercoledì, 05 Dicembre 2007
Il 28 novembre arriva ogni anno, ma io sono riuscita a farmi cogliere impreparata.

Nei giorni che lo hanno preceduto, sono stata troppo occupata a farmi prendere dalla trepidazione per preoccuparmi di cose caduche come la lavatrice, le batterie della macchina fotografica, le cassette della videocamera....

Per questo il povero Zzi è impazzito nei preparativi; io stavo gioendo e arringando chiunque mi capitasse a tiro sulla magnificenza dei concerti di Springsteen e altre analoghe banalità.

Come è consuetudine, l'ho a tratti anche rinnegato (Springsteen, non Zzi), ma lo stress mi porta sempre un po' di indebolimento nella Fede.

La vigilia, più che un avvento, è stata il giovedì dei sepolcri, cioè il giorno in cui ho scoperto che due miei carissimi amici, cui darò un nome di fantasia: Defe & Tardu (a sottolineare il loro acume), non saranno al concerto.

Non c'era mai stato un concerto in Italia con la E Street che io avessi visto senza di loro, e già mi figuravo di cercare i loro volti fra il pubblico per scambiare uno sguardo di intesa e non trovarli, con la tipica sensazione da fidanzato-che-ti-lascia-e-che-c'ha-un'altra: ti capita una cosa che in un qualche modo lo riguarda, ma non puoi condividerla più con lui.

Cattròia!

La cosa che mi è spiaciuta davvero è il fatto che non avendo avuto modo di procurarsi i biglietti non siano venuti da me, e constatare amaramente come i rapporti umani somiglino ai calzini, nel loro consumarsi silenziosamente e inesorabilmente finchè non trovi un buco, proprio là, dove c'era una cucitura che pareva tanto salda.

Amo dire che ho la sindrome dell'ape regina nei confronti della mia ristrettissima cerchia di amici, che paragono ad un alveare. E quando - BZZZ - mi accorgo che un'altra apetta è volata via, soffro parecchio.

Potrei anche chiamarla sindrome da Puertorican Jane ("Spanish Johnny you can leave me tonight, but just don't leave me alone") , ma non amo sprecare citazioni springsteeniane, e soprattutto mi farebbe passare da baldracca

Tutto questo significa, dunque, una sola cosa veramente importante:

 

DUE DI MENO!

Due teste di meno fra me e Bruce, due polsi di meno fra me e i braccialetti. Altro che apette: Baygon!


Magari nessuno dei miei adorati amici venisse....magari nessuno-di-nessuno venisse.

Solo io, Bruce e Zzi - solo se sta buono, fermo e zitto, però. 
Il che, ammettiamolo, gli viene piuttosto bene.

....

Il ventotto mattina si parte di buon ora, dopo 124 controlli ai biglietti e 0 alla manopola del gas.

Il viaggio scorre; come di consueto, io canto a squarciagola e Zzitalia subisce lo strazio, tentando vanamente di interromperlo con una conversazione, che io  a malapena sostengo a monosillabi fra un verso e l'altro.

Chiunque mi sia stato vicino a un concerto sa quanto io riesca ad essere stonata nonostante l'ammasso di decibel che mi viene riversato nelle orecchie; ascoltarmi in macchina con il solo sotegno dell'autoradio equivale, con una notevole dose di ottimismo, a giocare al "motivo misterioso": bisogna essere esperti conoscitori per indovinare cosa sto eseguendo.